Hai un account Premium, quindi pensi di poter mettere le playlist nel tuo salone? Purtroppo il diritto d'autore e i termini di servizio delle piattaforme di streaming sono implacabili. Scopri perché la "musica dal telefono" potrebbe costarti una multa e come farlo legalmente.
Mi imbatto spesso in questo ragionamento da parte degli imprenditori: "Pago ogni mese Spotify/Tidal/Apple Music nella versione Premium, quindi ho il diritto di usare questa musica come voglio."
Come avvocato devo versare su di voi un secchio d'acqua fredda: Questo è uno dei miti più diffusi e rischiosi del settore beauty. Pagare l'abbonamento non vi protegge da un controllo, anzi vi espone a un doppio problema – sia da parte del servizio stesso, sia da parte della Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE).
Analizziamolo passo per passo, sulla base della lettera della legge, ma in modo "umano".
Problema 1: I termini di servizio (Per cosa state davvero pagando?)
Partiamo dal contratto che stipulate cliccando "Accetto" quando create un account su Spotify o YouTube Music. Ognuno di questi servizi ha nei propri termini una clausola di "Personal Use Only" (Solo uso personale).
Cosa significa in pratica? La licenza che acquistate per qualche euro al mese è una licenza privata. Potete ascoltare musica a casa, in macchina, durante una passeggiata. Ma nel momento in cui la diffondete in un luogo di attività commerciale (salone, sala d'attesa, reception), violate il contratto con il fornitore del servizio.
Tecnicamente, il servizio di streaming potrebbe bloccarvi l'account per violazione dei termini. Ma questo è il minore dei vostri problemi.
Problema 2: L'esecuzione pubblica (Dove entra in gioco la SIAE?)
La legge italiana (Legge n. 633/1941 sul diritto d'autore e successive modificazioni) distingue l'ascolto privato dall'esecuzione pubblica.
Secondo la giurisprudenza, se la musica in un esercizio commerciale contribuisce ad aumentare l'attrattività dei servizi o a rendere piacevole il tempo ai clienti (e in un salone da parrucchiere o in una SPA è senza dubbio così!), si tratta di esecuzione pubblica a scopo di lucro.
Qui entra in gioco la SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), insieme ad SCF (Società Consortile Fonografici). Rappresentano autori, artisti e produttori.
Perché Spotify non paga la SIAE al posto vostro? Spotify corrisponde i diritti solo per gli ascolti privati. Non versa compensi per l'esecuzione pubblica nelle aziende. Quindi, trasmettendo la radio o Spotify nel salone, dovete in aggiunta stipulare contratti con la SIAE e SCF e pagare un canone mensile (spesso calcolato in base al numero di altoparlanti, alla superficie del locale o alle dimensioni della città).
In sintesi:
- Pagate Spotify (per l'account privato).
- Dovete pagare SIAE, SCF ecc. (per l'esecuzione pubblica).
- Risultato: Pagate due volte e violate comunque i termini di Spotify.
La soluzione legale: Direct Licensing (SoundYou)
Si può aggirare il problema legalmente? Sì. Il diritto d'autore consente agli autori di gestire i propri diritti in modo autonomo, senza passare per la SIAE. Si tratta del cosiddetto modello Direct Licensing (Licenza Diretta).
È proprio su questo modello che abbiamo costruito SoundYou.
Come funziona dal punto di vista giuridico?
- Come SoundYou siamo produttori della musica o ne deteniamo i diritti patrimoniali esclusivi.
- La nostra musica non è iscritta alla SIAE o ad altri enti di gestione collettiva.
- Vi concediamo una licenza diretta per l'esecuzione pubblica nel vostro locale.
In questo modo la catena giuridica è breve e trasparente: Autore (Noi) → Licenza → Il Vostro Salone.
Il Certificato – il vostro scudo durante i controlli
Utilizzando SoundYou, ricevete un Certificato di Legalità. È un documento legale che esibite all'ispettore quando chiede: "Perché non pagate il canone SIAE?"
Il certificato attesta che:
- State trasmettendo brani da una fonte legale.
- Disponete del consenso del titolare dei diritti per l'esecuzione pubblica.
- Questi brani sono esclusi dalla gestione della SIAE, pertanto l'ispettore non ha motivo di applicare alcun canone.
Il verdetto dell'avvocato
Usare un account Spotify privato in azienda è una "zona grigia" legale che in realtà è una zona rossa. Vi esponete a richieste di pagamento per importi arretrati fino a 5 anni (con interessi) e a sanzioni per violazione del diritto d'autore.
Se volete dormire sonni tranquilli senza pagare tributi a varie organizzazioni, scegliete una soluzione dedicata al business. Non si tratta solo di risparmio, ma soprattutto della sicurezza legale della vostra azienda.
Tutelate il lato legale del vostro business. Scegliete la musica con Certificato: Scoprite l'offerta SoundYou per le aziende


